Controllo delle avversità degli alberi in ambito urbano

Specie varie: il tarlo asiatico, un insetto xilofago di recente introduzione dalla Cina, comporta notevoli danni fino al disseccamento di numerose specie di interesse ornamentale e forestale. In ambito urbano il rischio per persone e manufatti è determinato dal fatto che le ampie gallerie scavate nel legno delle piante ospite possono portare ad improvvisi cedimenti di grossi rami. Questo insetto è oggetto di lotta obbligatoria (DECRETO 12 ottobre 2012. Misure d’emergenza per impedire l’introduzione e la diffusione di Anoplophora chinensis (Forster) nel territorio della Repubblica italiana, che prevede l’abbattimento e la distruzione delle piante infette e il divieto di piantare le seguenti specie: Acer spp., Aesculus hippocastanum, Alnus spp., Betula spp., Carpinus spp., Citrus spp., Cornus spp., Corylus spp., Cotoneaster spp., Crataegus spp., Fagus spp., Lagerstroemia spp., Malus spp., Platanus spp., Populus spp., Prunus laurocerasus, Pyrus spp., Rosa spp., Salix spp. e Ulmus spp.

Tutte le specie arboree: tra gli organismi nocivi delle specie arboree vanno menzionati i funghi agenti di carie del legno. Sono numerosi, molto spesso polifagi, e possono provocare il disseccamento di porzioni piu o meno estese di chioma o dell’intera pianta, soprattutto se la carie è a livello delle radici. Ma in ambito urbano, il vero problema di questi organismi è la degradazione del legno e la conseguente perdita di stabilità della pianta o di sue parti. La presenza di piante colpite da carie è diagnosticabile attraverso indagini fitostatiche visive o strumentali (resistografo, tomografo, sicchiello di Pressler) e devono essere valutate le condizioni fitostatiche della pianta e il pericolo di cedimento e adottate le opportune azioni correttive per ridurre al minimo il rischio di danni a persone o cose.

fungo cariogeno

Leccio con basidioma del fungo cariogeno (Phellinus sp.) all’inserzione della branca principale 2010, Napoli; foto M. Marziano

fusto di pioppo

Fusto di pioppo con basidioma di Ganoderma sp. – Fornovo San Giovanni (BG), 2015. Foto M. Marziano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In ultimo sono da segnalare tutte le fisiopatie, ossia le avversità abiotiche non causate da altri organismi ma da condizioni ambientali quali il ristagno idrico, la carenza o l’eccesso di luce, la presenza di inquinanti atmosferici su piante sensibili, carenza o eccesso di nutrienti, ecc. In molti di questi casi è possibile intervenire preventivamente con l’adozione delle buone pratiche agronomiche evitando queste condizioni, ad esempio attraverso la scelta ponderata delle specie e dei luoghi di messa a dimora.

Quanto sopra illustrato è il moderno approccio alla gestione delle avversità delle piante in ambito urbano che va ad integrarsi in un più ampio concetto di “urban forestry”. Questa concezione di gestione della foresta urbana vede la città e la sua “componente verde” come un ecosistema in cui è possibile trovare e cercare di mantenere un equilibrio tra i viventi che lo abitano passando da “artificiale” a “sostenibile”. Con questa visione, gli input esterni necessari a mantenere un sistema (irrigazione, trattamenti fitoiatrici chimici, concimazioni, energia, ecc.) tendono a ridursi con evidenti benefici ambientali ed economici.

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