La verifica preventiva dell’interesse archeologico in sede di progetto preliminare (art.95)

La verifica preventiVerifica preventiva dell'interesse archeologicova dell’interesse archeologico è la procedura introdotta nella normativa italiana in materia di archeologia preventiva, con lo scopo di conciliare la tutela del patrimonio archeologico con le necessità operative del committente. La procedura è stata introdotta dal decreto 63/2005 confluito poi negli art. 95 e 96 del Nuovo Codice dei Contratti, DLgs 163/2006, i quali definiscono rispettivamente una fase preliminare ed una esecutiva del procedimento.

L’art.95 prevede l’obbligo, in sede di progetto preliminare, di redigere una relazione nella quale vengono valutate in modo rigoroso tutte le evidenze archeologiche rintracciabili sul terreno o ipotizzabili mediante un indagine territoriale. Tale relazione, definita “documento di valutazione archeologica preventiva”, viene stilata da un archeologo professionista provvisto di specializzazione o dottorato ed iscritto nell’elenco istituito dal MIBACT. Il ruolo dell’archeologo in fase di verifica preventiva dell’interesse archeologico è di fondamentale importanza poiché dalla relazione preliminare dipendono le successive indagini “di campo” e l’evoluzione dell’intero progetto.

Prima della progettazione archeologica, la procedura prevede che venga trasmessa alla Soprintendenza competente una copia dei progetti delle opere. La fase preliminare della verifica preventiva dell’interesse archeologico richiede lo svolgimento di diverse operazioni:

-Ricerca bibliografica e d’archivio:

Riguarda un’accurata analisi di tutte le pubblicazioni di interesse storico archeologico del territorio oggetto di studio. I dati raccolti mediante la consultazione degli Archivi della Soprintendenza competente, delle biblioteche specializzate e degli Archivi Storici, confluiranno poi all’interno di schede di presenza e cartografati in una planimetria generale.

-Analisi Cartografica e toponomastica

L’analisi geomorfologica e toponomastica del territorio, attraverso la lettura della cartografia attuale e storica, può concorrere alla ricostruzione dell’assetto del territorio in epoca antica. Essa va condotta sia sulla cartografia IGM che su quella Regionale.

-Il telerilevamento e la fotointerpretazione

Per lo studio di un’area specifica ai fini della verifica preventiva dell’interesse archeologico si ricorre all’indagine da telerilevamento. Questa tecnica consiste nella visione dall’alto e l’acquisizione dell’energia (emessa, riflessa o trasmessa dalla superficie terrestre) per il rilevamento di fenomeni od oggetti del suolo e nel sottosuolo, difficilmente riconoscibili con indagini dirette sul terreno. Dall’interpretazione di particolari tracce rinvenibili nelle immagini è possibile scoprire indizi della presenza di strutture sepolte.

La fotointrepretazione prevede la lettura sia di riprese aeree effettuate in voli recenti, sia di foto aeree effettuate in voli storici conservati presso l’Aerofototeca Nazionale dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Tale attività consente di individuare anomalie riconducibili a un’eventuale presenza di carattere archeologico che andrà verificata durante la ricognizione di superficie.

-Analisi dei carotaggi e pozzetti geognostici

Mira ad una lettura geo-archeologica delle carote di terreno prelevate con sondaggi geognostici, realizzati lungo il tracciato dell’opera in progetto. Essi vengono realizzati  per conoscere e misurare le caratteristiche geotecniche, geo-meccaniche e idrogeologiche dei terreni, al fine di ottenere una sintesi per la valutazione di impatto archeologico dell’infrastruttura in progetto.

-Ricognizione di superficie o survey

Si tratta della raccolta sistematica dei ritrovamenti rinvenuti stagionalmente nel corso delle arature o in sezioni esposte negli scassi del terreno naturali o artificiali. Tale attività deve essere necessariamente condotta al termine delle fasi di ricerca precedenti ed eseguita entro una fascia di circa 300 m a cavallo dell’opera, da adattarsi comunque alle particolari caratteristiche geomorfologiche del territorio da indagare, alle esigenze e alla tempistica del progetto e alle prescrizioni della Soprintendenza archeologica competente.

La relazione generale si conclude con una valutazione critica di sintesi archeologica e di impatto del potenziale archeologico rispetto all’opera.