Lotta biologica al punteruolo rosso delle palme

Punteruolo rosso delle palme

Il Rhynchophorus ferrugineus, meglio noto come punteruolo rosso delle palme, è un coleottero curculionide, originario dell’Asia che con la sua attività trofica è in grado di nuocere seriamente alle palme sino a portarle alla morte anche solo in pochi mesi. Per comprendere appieno la pericolosità dell’insetto, bisogna tener conto del fatto che le palme sono monocotiledoni per cui, una volta che la gemma apicale viene danneggiata a livello della corona, esse non sono più in grado di recuperarne la funzionalità. Per questo motivo l’opinione pubblica è sempre più attenta alle questioni che riguardano gli alberi, patrimonio vivente di cultura e fonte di miglioramento della vita dei cittadini, tanto che i media non lesinano nel dare spazio ai problemi che li riguardano, soprattutto per quanto riguarda i danni causati dal punteruolo rosso delle palme.

punteruolo rosso delle palme

Fig.1 – Phoenix canariensis attaccata dal punteruolo rosso delle palme. L’attacco del rincoforo ha provocato la morte della gemma apicale e di conseguenza la morte della pianta.

Strategie di intervento contro il punteruolo rosso delle palme

Le larve del rincoforo – o punteruolo rosso delle palme – vivono e si alimentano all’interno delle gallerie, pertanto l’intervento con trattamenti insetticidi tradizionali risulta difficile. L’applicazione soprachioma di insetticidi, d’altra parte, sebbene possa colpire in parte gli adulti e le larve più in superficie, non è comunque risolutiva. Inoltre l’utilizzo ripetuto di insetticidi chimici in ambito urbano e nei pressi di abitazioni non può costituire una soluzione efficace e duratura, anche perché presenta molteplici controindicazioni ambientali e sanitarie.

I trattamenti endoterapici possono avere una certa efficacia contro le larve del punteruolo rosso delle palme, ma il particolarissimo sistema vascolare delle palme non consente un’efficace distribuzione dei principi attivi verso tutte le parti infestate e pertanto sono spesso oggetto di discussione. Pure l’impiego di trappole a feromoni non risulta appropriato, soprattutto per il monitoraggio in aree non ancora colpite, laddove si teme che un feromone attrattivo possa addirittura favorire l’arrivo del fitofago anziché rilevarne semplicemente la presenza. Diverso è il discorso per l’utilizzo in aree sicuramente “frequentate” dal punteruolo rosso, dove le trappole possono svolgere funzioni di cattura massale a completamento di altre strategie di intervento.

Nei nostri habitat nessun nemico naturale si è dimostrato ad oggi capace di svolgere un’azione di antagonismo efficace contro il punteruolo rosso delle palme. Giacché i residui che si accumulano all’inserzione delle foglie delle palme costituiscono un  substrato al cui interno i nematodi possono muoversi come fossero nel terreno, si è pensato di effettuare una lotta biologica a R. ferrugineus mediante l’impiego di nematodi entomopatogeni appartenenti alla specie Steinernema carpocapsae, tra l’altro già noti come fattori efficaci di controllo biologico contro larve di coleotteri, ditteri e lepidotteri, dimoranti nel suolo.

Il lavoro dei nematodi entomopatogeni

I nematodi entomopatogeni devono la loro grande efficacia nel controllo delle larve di insetti alla simbiosi mutualistica con alcuni microorganismi batterici che vivono nel proprio apparato digerente. I nematodi entrano negli insetti attaccati attraverso la bocca, le aperture respiratorie, gli spazi intersegmentali o l’ano. Una volta all’interno, il batterio simbionte viene riversato nel corpo dell’ospite ove si sviluppa, determinandone la morte rapidamente. Quando il corpo dell’ospite è stato digerito dall’azione del batterio, diventa un substrato per la riproduzione del nematode. A seguito di più cicli di riproduzione, il nematode riempie del tutto il corpo dell’ospite per poi evadere allo stadio di larva infettiva che ricerca altre vittime da infettare. Si è visto inoltre che la somministrazione dei nematodi mediante immersione in un particolare liquido protettivo a base di chitosano, ne aumenta la sopravvivenza sopra-chioma e l’infettività, poiché il polisaccaride naturale – ottenuto dalla lavorazione della chitina presente nell’esoscheletro dei crostacei – li protegge dalle radiazioni UV e dalla disidratazione. Diverse prove di laboratorio hanno dimostrato che i nematodi riescono ad essere attivi anche sulla chioma per alcune settimane e possono portare alla morte larve, pupe ed adulti con cui vengono a contatto nelle gallerie. Ne consegue che i rincofori infettati e condotti alla morte rappresentano un substrato di riproduzione per i nematodi, dal quale fuoriescono migliaia di nuovi nematodi in grado di infettare a loro volta nuovi individui coi quali vengono a contatto.

punteruolo rosso delle palme

Fig.1 – Trattamento a base di Steinernema carpocapsae sopra chioma contro il punteruolo rosso delle palme con l’ausilio del cestello.

Questo tipo di trattamento conduce ad un risultato superiore a qualsiasi altro effettuato sulla chioma, grazie alla tendenza “gregaria” delle larve di punteruolo rosso delle palme ed al conseguente innesco di un vero e proprio “effetto flipper”, che rende il trattamento molto più persistente e penetrante all’interno della pianta. Successive prove di applicazione in campo hanno confermato le reali possibilità di applicazione sia a livello preventivo che curativo.

Precauzioni necessarie durante il trattamento

I prodotti a base di nematodi entomopatogeni impiegati per combattere il punteruolo rosso delle palme sono semplici da utilizzare e non richiedono particolari accorgimenti, salvo alcune semplici precauzioni:

·         prima e durante l’applicazione è fondamentale agitare la sospensione annullando le sedimentazioni dei nematodi sul fondo del contenitore;

·         bisogna effettuare il trattamento con un mezzo a doccia od attrezzature simili;

·         occorre impiegare una bassa pressione di esercizio per non danneggiare i nematodi (max. 4 atmosfere);

·         è opportuno eliminare i filtri e gli ugelli troppo stretti (min. 1mm) che altrimenti ostacolerebbero il passaggio dei nematodi;

·         i nematodi non vanno miscelati con concimi o prodotti chimici e le attrezzature devono essere pulite, evitando il contatto con eventuali residui di altri trattamenti;

·         le palme vanno trattate dall’alto, raggiungendo il centro della corona, l’inserzione delle foglie e gli stipiti.

Le piante sintomatiche vanno trattate a partire da inizio primavera, ripetendo le applicazioni non meno di 3 volte, a distanza ravvicinata (tre-quattro settimane al massimo), al fine di raggiungere  tutti gli organi colpiti ed eliminare il maggior numero di insetti possibile. A seconda delle condizioni di rischio, applicazioni successive vanno comunque effettuate a distanza di 1 o più mesi. Si può intervenire a scopi preventivi con somministrazioni effettuate  a distanza anche superiore ad un mese, ma con continuità, a partire dalla primavera e sino a inizio autunno, periodo nel quale il punteruolo rosso delle palme può muoversi in cerca di altre piante.

Chiaramente questi valori vanno aggiustati sulla base delle osservazioni biologiche effettuate nelle varie zone, sempre facendo in modo che i nematodi siano presenti al momento dell’arrivo di eventuali adulti o che essi giungano con la massima efficacia nelle porzioni di pianta già colpite.

Bibliografia

Gestire il verde “operazioni concrete, semplici e corrette” di Luca Marzocchi – Edagricole.