Il telerilevamento applicato all’archeologia

Verifica preventiva dell'interesse archeologico

Il progresso scientifico ha consentito a discipline e campi di ricerca molto tradizionali come l’archeologia di usufruire di strumenti tecnologici e innovativi per ottenere risultati sempre più precisi, perseguendo un approccio multidisciplinare alle problematiche archeologiche. Ne sono un chiaro esempio il telerilevamento e la fotointerpretazione, due metodologie di indagine che, applicate all’archeologia, consentono di individuare antichi siti sepolti e ottenere analisi preventive molto dettagliate sul terreno.

Il telerilevamento – in inglese Remote Sensing – è una metodologia d’indagine che consente di studiare oggetti o fenomeni del suolo o presenti nel sottosuolo senza entrare in diretto contatto con essi e con il terreno. Con questo termine si include, quindi, un insieme di tecniche e meto
dologie di acquisizione, elaborazione e interpretazione di informazioni su un’area attraverso la visione dall’alto e l’acquisizione dell’energia riflessa od emessa dalla superficie terrestre, il rilevamento e la correlazione globale e di sintesi di fenomeni od oggetti presenti in un’area sottoposta ad analisi.

In ambito archeologico, le origini del telerilevamento risalgono alla fine del XIX secolo, più precisamene al 1879, anno in cui venne scattata la prima foto dall’alto per documentare gli scavi di Persepoli. Allo stesso periodo è riconducibile il primo caso italiano di applicazione della fotografia area all’archeologia, con i rilevamenti fotografici della valle del Foro Romano e del Palatino eseguiti mediante riprese da un pallone frenato durante gli scavi diretti da Giacomo Boni (Piccarreta, Ceraudo 2000).

Sebbene le fotografie storiche rimangano uno strumento fondamentale per indagare la presenza di complessi archeologici sepolti in un’area d’interesse, nel tempo le piattaforme di ripresa aeree hanno subito una radicale evoluzione, soprattutto con l’introduzione del satellite attraverso cui è possibile ottenere immagini ottiche ad alta risoluzione spaziale. Attualmente il telerilevamento si basa quindi sull’interpretazione di fotografie aeree, scattate da satellite, aereo o piattaforma terrestre elevata, mediante le quali è possibile raccogliere una grande quantità di informazioni scientifiche sull’ambiente, come per esempio la presenza di eventuali siti archeologici sepolti o le caratteristiche idrogeologiche di un territorio.

Il telerilevamento applicato all’indagine archeologica, per esempio in fase di verifica preventiva dell’interesse archeologico, consente di cogliere una grande quantità di informazioni geofisiche, chimiche e metriche sui resti in maniera selettiva, economica e dettagliata, registrando sia evidenze positive che negative. Accanto al telerilevamento viene comunemente adottata la fotointerpretazione, tecnica che prevede l’analisi sia di riprese aeree effettuate in voli recenti, che di foto aeree effettuate in voli storici conservati presso l’Aerofototeca Nazionale dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Tale attività consente di individuare anomalie riconducibili a un’eventuale presenza di carattere archeologico, che andrà verificata durante la ricognizione di superficie.